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In data 17.3.2017, lo scrivente, unitamente ad una delegazione composta dal segretario nazionale Armando Algozzino e dal segretario regionale Francesco Barresi, ha effettuato una visita all’interno della casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, istituto caratterizzato da una recente trasformazione in casa circondariale, dopo che per decenni ha ospitato l'ospedale psichiatrico giudiziario più grande d'Italia.
La visita aveva la finalità di verificare lo stato dei luoghi e degli ambienti di lavoro in cui è impiegato il personale di Polizia penitenziaria.
Dal sopralluogo, sono emerse una serie di criticità legate ad una struttura penitenziaria evidentemente concepita quale luogo di cure e recupero psico-fisico prima ancora che un carcere. L’istituto si estende su una superficie di 58.000 mq, dove abbondano gli spazi comuni, le aree verdi, locali per la socialità e laboratori utilizzabili per svariate attività scolastiche, ricreative, culturali e religiose.
Da rilevare, tuttavia, la precarietà che inevitabilmente ne consegue per le attività di sicurezza e di controllo a causa, appunto, della dispersione e della vastità di un istituto i cui ambienti chiaramente sono più adatti ad un OPG che ad un carcere.
Prima di entrare nel merito degli ambienti lavorativi appare opportuno sottolineare che la struttura presenta uno scarso interesse per quelle che sono le attività di benessere del personale e più in generale per gli ambienti destinati ai dipendenti accasermati: una caserma che versa in uno stato pietoso nonostante sia utilizzata da numerosi colleghi pendolari, dove non esiste una sala TV, una sala lettura, una sala ricreativa, una palestra né un campo sportivo e/o da tennis.
Ragione per cui sorge spontanea la richiesta di prevedere al più presto la ristrutturazione della caserma e la realizzazione di spazi per avviare le predette attività al fine di creare un clima dove tutti possano esprimere il meglio di sé, in quanto il coinvolgimento del personale aiuta a creare un ambiente lavorativo positivo.
Oltre alle attività per il benessere del personale, un altro aspetto importante è quello dell’igiene e della salubrità dei posti di lavoro ed al riguardo, francamente, riteniamo siano tanti i passi avanti da realizzare, tra questi:
- Adeguare arredi e spazi destinati al personale;
- Dotare i box passeggi di climatizzatori perché in estate, senza questi, si trasformano in veri e propri forni;
- Adeguare i locali destinati al rilascio permessi/buca pranzi in quanto angusti e privi di adeguata areazione
- Adeguare il numero di addetti ai colloqui in particolare prevedendo una unità che si occupi dei colloqui magistrati e avvocati;
- Realizzare una postazione di servizio per il personale addetto alla vigilanza dei colloqui alle aree verdi, in quanto attualmente la postazione è costituita solo da una scrivania all’aperto;
- Sistemare le condizioni dei box della 2° sezione (pareti scrostate, impianto elettrico “volante”, locale wc non separato dal locale in cui lavora l'agente);
- Dotare le postazioni di servizio di PC collegati in rete, al fine di far circolare meglio e più rapidamente le informazioni e razionalizzare anche i carichi di lavoro che ovviamente trarrebbero giovamento;
- Prevedere l'automazione dei cancelli, oggi quasi inesistente (ad es., l'addetto alla portineria è costretto ad alzarsi innumerevoli volte per turno per aprire e chiudere la porta d'accesso agli spazi detentivi);
Più in generale, comunque, rivedere l’intera “filosofia” dell’istituto perché al momento presenta tante e troppe lacune.
Come detto in precedenza l’istituto è stato concepito quale ospedale psichiatrico giudiziario ragione per cui, a mio avviso, avrebbe potuto e dovuto suggerire una conversione differente.
Mia personale convinzione, visti gli spazi a disposizione, è quella che si poteva concretizzare una casa di reclusione destinata a soggetti con fine pena relativamente brevi da impiegare in attività lavorative artigianali, ovvero si poteva compiere un’opera di ristrutturazione complessiva sviluppando i reparti detentivi in verticale al fine di aumentare in maniera significativa la capienza dell’istituto, proprio in ragione del fatto che l’estensione territoriale è simile a quella dei più grossi istituti penitenziari del Paese (Opera, Torino, Bollate, Secondigliano ecc…..), realizzando così una carcere più logico rispetto alle dimensioni e con molti più posti detentivi, simile appunto agli istituti citati.
Al contrario, invece, trapela una palese incongruenza poiché si è trasformato l’istituto in una casa circondariale nell’ambito di un territorio che genera pochissimi ingressi dalla libertà. Così come appare un controsenso l’attuale ristrutturazione in economia del carcere, perché si limita ai soli reparti detentivi, trascurando il muro di cinta, i cancelli di sbarramento, i sistemi di sorveglianza remota e quant’altro utile a garantire la sicurezza di un istituto che presenta non poche défaillance.
Non di minore importanza, rispetto all’attuale strutturazione, la deficitaria situazione dell’organico che genera, evidentemente, ripercussioni sui livelli di sicurezza della sede, del servizio e del personale, basti pensare che non esiste una sentinella, né tanto meno un servizio di pattuglia automontata che controlli il perimetro dell’istituto stesso.
Come già detto, sia l’estensione dell’istituto sia la dispersione strutturale, indurrebbero a ritenere indispensabili posti di servizio dove ora non è prevista la presenza del personale né, tantomeno, la video sorveglianza.
Di fatto esiste un carcere estremamente dispersivo con circa 200 detenuti dislocati in sei reparti detentivi ed un organico di Polizia Penitenziaria che non consente un’adeguata organizzazione del lavoro, poiché oggi per garantire i diritti del personale non si è in grado di garantire adeguati livelli di sicurezza. In una situazione del genere sconterebbe un prezzo anche l’attuazione della sorveglianza dinamica, a maggior ragione per l’assenza di apparati tecnologici di supporto e la presenza di inferriate alle finestre quanto meno “discutibili” dal punto di vista della consistenza.
Da rimarcare, inoltre, che tra gli ospiti dell’istituto ci sono soggetti con fine pena elevati e con problemi psichiatrici. Non è un caso, ritengo, che sempre più frequenti sono le aggressioni nei confronti del personale, ragione per cui penso sarebbero opportuni specifici corsi di formazione e di addestramento e forse sarebbe anche giunta l’ora di immaginare la dotazione al personale di spray “urticanti” utili alla salvaguardia dell’incolumità fisica degli stessi.
L'ingresso dei familiari che accedono per effettuare i colloqui avviene in maniera promiscua e quantomeno inopportuna dato che è utilizzato dal personale e dagli operatori che per qualsiasi ragione entrano ed escono dall’istituto, precisamente, attraverso un unico ingresso non direttamente presidiato, se non per il tramite di un videocitofono controllato dall'addetto alla portineria.

Nel corso della visita abbiamo avuto modo di interloquire con il Direttore, Dott. Nunziante Rosania e con il Comm. Rizzo, Comandante f. f., che si sono dimostrati disponibili al dialogo, ma soprattutto all’ascolto delle nostre osservazioni.
Nell’occasione, quindi, l’auspicio è quello che le autorità preposte vogliano rivalutare la destinazione dell’istituto realizzando un progetto complessivo ad ampio respiro utile a valorizzare la struttura e il personale in servizio poiché attualmente sembra regnare l’incertezza e l’improvvisazione rispetto ad una vocazione dell’istituto che, almeno a noi, non è chiara. Oggi, invero, sembra più un carcere destinato a risolvere i problemi di ricettività degli istituti limitrofi.

Per concludere, si chiede di realizzare le condizioni affinché possa essere avviato un intervento complessivo di ristrutturazione dell’istituto, la realizzazione di impianti tecnologici di supporto all’attività di sorveglianza, la dotazione di arredi e strumenti di lavoro adeguati, la concretizzazione di attività e spazi destinati al benessere del personale, la rivisitazione della pianta organica della Polizia Penitenziaria, ovvero la realizzazione di una compatibile organizzazione del lavoro che tenga conto dei diritti del personale.

Cordiali saluti F.to : Il Segretario Generale Angelo Urso

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