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Una delegazione della UIL, capitanata dal segretario generale Angelo URSO, unitamente ai componenti della segreteria regionale e provinciale ha visitato i luoghi di lavoro degli Istituti di Cagliari UTA e Oristano.

"La situazione delle carceri sarde - dichiara URSO- è un problema politico e lo sarà sempre di più perché credo sia necessario comprendere quale è, e soprattutto quale dovrà essere il modello da realizzare”

Una Regione che presenta un numero di detenuti di gran lunga maggiore rispetto all’utenza generata dal territorio impone di programmare, appunto, un sistema carcerario efficace ed efficiente.

Fatti salvi gli arrestati in Sardegna è del tutto evidente che, in ragione del principio di residenzialità della pena, in Regione arrivano solo determinate categorie di detenuti, vale a dire 41/bis, AS o extra comunitari”.

Non è un caso, quindi, se il personale di Polizia penitenziaria è costretto a gestire quotidianamente estreme situazioni di disordine e di intolleranza senza l'ausilio di strumenti e mezzi adeguati.

Uta – continua il segretario della UIL - è un istituto nuovo in cui i sistemi di automazione presentano incredibilmente problemi di manutenzione; dove si registrano infiltrazioni diffuse di acqua piovana; dove l’organizzazione del lavoro non è rispondente al numero di poliziotti penitenziari presente; dove le disposizioni di servizio a volte non rispecchiano le mansioni pretese e dove il personale, tutto, fa i salti mortali per garantire la funzionalità del carcere, come in questi giorni in cui è in atto una protesta all’interno del carcere

Diversa, invece, la situazione ad Oristano non tanto dal punto di vista strutturale quanto per la gestione perché appena entri cogli subito un senso di precarietà e disorganizzazione.

Aree verdi incolte, ambienti sporchi, organizzazione del lavoro precaria e più in generale l’assenza di punti di riferimento – aggiunge Angelo Urso- fanno sì che all’interno dell’istituto si respiri un preoccupante clima di abbandono e disaffezione, si percepisce subito che manca un’appropriata guida

Un carcere che non ha nel Direttore quella figura che dovrebbe costituire il punto di riferimento di un organizzazione idonea e proficua; che non ha una guida nei ruoli di vertice dell’istituto e che lavora ancora secondo vecchie concezioni. Numerosi registri ovunque, con il personale costretto a passare il tempo più a scrivere su di essi che ad osservare e controllare i detenuti; sistemi di automazione dei cancelli con una insicura funzionalità; agenti chiusi all’interno delle sezioni senza avere la possibilità di gestire l’apertura e la chiusura delle celle (gestita da altro collega); disorientamento diffuso rispetto all’operatività del servizio. Il tutto all’interno di un istituto in cui sono presenti detenuti AS di elevato indice di pericolosità.

E’ immediatamente chiaro a chiunque entra in istituto – prosegue il sindacato - che la situazione non degenera solo grazie alla professionalità e alla competenza della Polizia Penitenziaria che, grazie all’esperienza acquisita in altre precedenti esperienze, riesce a sopperire alle carenze organizzative

Nell’arco di poco più di un anno il segretario generale della UIL PA Polizia Penitenziaria ha visitato tutti i più importanti istituti della Sardegna e le conclusioni che ne ha tratto sono davvero inquietanti.

La sensazione è quella che si stia completando il processo di trasformazione della Sardegna in una “grande Pianosa” dove trasferire detenuti di grande spessore delinquenziale appartenenti alla criminalità organizzata, terroristi islamici o presunti tali e in generale soggetti difficili da gestire. Il problema è che non si registrano proporzionali investimenti da parte del DAP utili a mantenere l’efficienza degli impianti di sicurezza, a dotare il personale di mezzi e strumenti di lavoro appropriati rispetto alla pericolosità dei soggetti e non si registrano aggiornamenti all’organico del personale sempre più risicato

Il personale anziano va in pensione e non viene sostituito, i nuovi istituti aperti hanno organici ridicoli rispetto al numero dei detenuti e alla loro pericolosità e a breve si aprirà un nuovo reparto detentivo a Nuoro senza che per questo si stia realizzando un adeguata programmazione.

Come al solito, spero di sbagliarmi – afferma URSO- assisteremo all’apertura di un reparto detentivo a km 0, nel senso che il DAP non aumenterà l’organico dell’istituto”.

Altro che razionalizzazione ed efficientamento della pubblica amministrazione. I decreti attuativi della legge Madia, approvati solo qualche giorno fa, rischiano di mettere in crisi tutto il sistema carcerario perché non si possono aumentare i posti letto costruendo carceri e padiglioni e nello stesso tempo tagliare 5.000 unità nell’organico della Polizia Penitenziaria. Non solo non si dovevano tagliare ma si doveva prevedere appunto lo stanziamento di risorse adeguate per ripianare le carenza perché all’appello ne mancavano circa 7.000.

Dovevamo essere 45.000 saremo sulla carta 40.000 ma siamo realmente 38.000. Come per magia quindi prima avevamo una carenza di 7.000 unità oggi di sole 2.000. I giochi di prestigio sono belli – conclude Urso- perché riescono ad incantare coloro che li guardano ma in questo caso rischiano di creare danni seri al sistema carcerario”.

Speriamo ora che il Ministro della Giustizia senta il bisogno di dare al DAP indicazioni affinché si attenzioni il sistema carcere sardo che, non va dimenticato, è privo anche di Direttori e personale amministrativo.

L'organico previsto in Sardegna è pari a 1834 unità, sono effettivamente in servizio 1325 unità una carenza di 509 Agenti, la pianta organica dio Oristano prevede 210 unità ne svolgono servizio 155 mentre UTA prevede 445 unità ma svolgono servizio 310 unità

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