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“L’evasione di venerdì del detenuto tunisino, mentre era ricoverato in ospedale, ripropone purtroppo l’attualità del problema penitenziario. Un sistema abbandonato a se stesso e su cui la “politica” ha commesso tutta una serie di errori che si riverberano sul personale di Polizia penitenziaria”

Comincia così la dichiarazione stampa del Segretario Generale della UIL Polizia Penitenziaria  Angelo Urso, in merito all’evasione avvenuta venerdì a Milano.

Se un detenuto riesce ad uscire dal carcere per essere inviato d’urgenza in ospedale e da qui riesce poi a scappare correndo come un atleta, anche al di la di possibili responsabilità che potranno essere accertate nei confronti del personale di servizio, mi pare evidente che un problema c’è!”

Ed è altrettanto evidente – continua Urso - che qualcosa bisognerà pure farla e con urgenza!”. “In tempi non sospetti avevamo detto che il passaggio della sanità penitenziaria al servizio sanitario nazionale era stato un errore e i fatti, purtroppo, ci danno ragione. E’ del tutto evidente che se a seguito di ciò il numero delle visite mediche e dei ricoveri ospedalieri è notevolmente aumentato è inversamente proporzionale il rischio di evasioni ed eventi critici che le statistiche purtroppo puntualmente dimostrano”.

Non si possono affrontare le questioni che attengono il carcere solo e soltanto con una visione rieducativa e trattamentale, questa importante materia deve avere una visione complessiva del sistema e deve tenere conto anche e soprattutto dell’esigenza di garantire la sicurezza delle strutture penitenziarie e dei cittadini.”

 “L’emergenza carceri è ancora attuale e, di conseguenza,  - conclude il segretario della UIL PA P.P. - l’auspicio è quello che il prossimo Governo possa presto mettere in agenda tale questione e individuare soluzioni equilibrate. Servono: mezzi, uomini e donne, strumenti di lavoro per efficientare un sistema che presenta tante, troppe crepe. Nel frattempo l’amministrazione penitenziaria farebbe bene a realizzare un confronto tra le parti perché il malessere diffuso che serpeggia tra il personale non giova a nessuno e avere personale frustrato e demotivato non aiuta certo a migliorare la situazione”.

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