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Lite in cella tra due islamici, uno finisce al Pronto soccorso in gravi condizioni. Allarme della polizia penitenziaria

«È ora della preghiera», ha ricordato al suo compagno di cella, islamico come lui. Ma il maghrebino di genuflettersi rivolto alla Mecca non ne aveva proprio voglia. E gli ha risposto «prega tu, a me non va». Il fervente religioso, sentendosi oltraggiato e ritenendo ancor più offeso il Corano, ha visto rosso: ha aggredito il compagno di cella, l’ha picchiato e alla fine gli ha tagliato un orecchio.

È accaduto poco prima delle 22 di domenica 19 nel carcere di via per Cassano. Gravi, a quanto pare, le condizioni della vittima, un trentenne immediatamente ricoverato al pronto soccorso. L’uomo sarebbe stato ferito con un coltello artigianale, di quelli che i detenuti costruiscono con ciò che hanno a disposizione dietro le sbarre ma non è da escludere che il suo connazionale abbia usato una lametta da barba, che pur essendo piccola è particolarmente affilata e in grado di incidere profondamente i tessuti del corpo. Gli agenti della polizia penitenziaria, intervenuti subito, hanno proseguito la perquisizione nella cella fino a tarda ora alla ricerca dell’arma. Solo oggi si conosceranno tutti i dettagli e soprattutto la prognosi dell’islamico non troppo praticante.

«Purtroppo le aggressioni, gli episodi di violenza e le intemperanze anche contro il personale negli ultimi tempi stanno crescendo esponenzialmente», avverte Angelo Urso, segretario generale della sigla sindacale Uilpa. «Bisogna mettere seriamente mano alla situazione, dovuta al sovraffollamento a cui stiamo assistendo e alla carenza di organico della polizia penitenziaria». In effetti il numero della popolazione carceraria, anche in via per Cassano, sta tornando ad aumentare e per una buona parte è costituito da stranieri extracomunitari, soprattutto maghrebini. «Ci servono risorse mirate», ribadisce allarmato Urso.

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