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COMUNICATO STAMPA 7 marzo 2011

 

CarceriSarno (UIL) : Il bollettino di guerra dal fronte penitenziario

 

La settimana che si era aperta con una rumorosa, quanto giusta e legittima, contestazione al Ministro Alfano da parte di detenuti di Piacenza si chiude con un gravissimo bilancio di morte e violenza. Con le aggressioni e i ferimenti di agenti penitenziari a Lanciano, Barcellona Pozzo di Gotto e Genova Marassi (verificatisi  sabato scorso) sale a dieci il numero dei poliziotti penitenziari aggrediti e feriti da parte di detenuti o internati, di cui uno in maniera molto grave ( Padova). Bisogna, inoltre,  aggiungere l’evasione di venerdì scorso di un detenuto italiano 40enne dal carcere di Augusta, il suicidio di un 39enne detenuto francese nel carcere di Ariano Irpino (mercoledì 2 marzo), i circa 25 tentati suicidi e le due vite strappate alla morte per impiccagione da parte di poliziotti penitenziari a Venezia SMM e Rovereto. Sono, evidentemente, cifre da bollettino di guerra”

 

Il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, Eugenio SARNO, fornisce nel dettaglio i numeri degli eventi critici accaduti (nella settimana appena trascorsa) all’interno dei penitenziari italiani e quotidianamente monitorati attraverso la pagina web Diario di bordo pubblicata sul sito www.polpenuil.it

“ La deriva di morte e violenza che ha imboccato il sistema penitenziario italiano è sotto gli occhi di tutti, certificata da questi dati. Nonostante la costanza con cui si susseguono ferimenti ed aggressioni ad agenti penitenziari (27 gli agenti che dal 1 gennaio hanno riportato prognosi superiore ai cinque giorni) dobbiamo prendere atto di un offensivo, ingiustificabile ed ingiustificato immobilismo sia da parte dell’Amministrazione Penitenziaria che  dello stesso Ministro Alfano. E’ evidente – continua SARNO – che queste violenze si alimentano anche attraverso le inumane, quanto incivili, condizioni di detenzione. Ma questo non può in alcun modo giustificare le aggressioni e i ferimenti dei nostri colleghi”

La UIL PA Penitenziari sottolinea come da alcuni mesi sia rallentato il trend di presenze negli istituti penitenziari e come occorra investire diversamente sul fronte dell’edilizia penitenziaria

L’esame dei flussi penitenziari è molto chiaro. Da alcuni mesi il numero di presenze detentive si è stabilizzato tra i 67.400 e i 67.800 detenuti, con circa poco più di 42mila posti effettivamente disponibili. In questa stabilizzazione delle presenze  per nulla ha inciso la legge sulla detenzione domiciliare che, come avevamo anticipato, ha sortito effetti risibili ( circa 1400 i detenuti che ne hanno beneficiato). A calmierare il trend degli ingressi, invece, è stato un rallentamento degli arresti derivanti dall’applicazione della Bossi-Fini.  Da qualche tempo- osserva il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari -  più che la strada del carcere si preferisce far imboccare agli irregolari la strada dei CIE.  Sarà pure un modo, da parte di Maroni,  di orientare in modo diverso i fondi disponibili, ma non possiamo non dire che questa politica ha prodotto effetti positivi sul sovrappopolamento carcerario. Merito a Maroni, quindi, che più di Alfano ha saputo incidere. Al DAP e al Ministero della Giustizia piuttosto che  operare e lavorare per rendere più vivibili le strutture attive,  si continua a ragionare e puntare  esclusivamente sull’edificazione di nuove prigioni ( che non possono essere attivate per mancanza di personale ). Questa è una scelta miope, dettata o dall’incompetenza di chi gestisce il sistema penitenziario o dettata da interessi diversi da quelli legati alle vere criticità penitenziarie. “

Domani il Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, sarà in visita alla Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, anche  per rimarcare la grave situazione degli organici della polizia penitenziaria

La situazione delle donne in polizia penitenziaria è ben oltre la soglia dell’allarme rosso. E’ semplicemente insostenibile. Nonostante le difficoltà, però,  a Rebibbia continuano ad essere distaccate poliziotte verso i palazzi del potere. Questo è un esempio lampante ed  eclatante dell’illogica e scriteriata gestione del personale da parte dei livelli centrali del DAP. Già ora mancano agli organici della polizia penitenziaria circa seimila unità, con i nuovi padiglioni e i nuovi istituti il gap salirebbe a novemila. Eppure si continua ad esaltare e propagandare  l’assunzione di circa 1800 unità, che chissà se e quando diverranno certezza”

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